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Benevento celebrata messa in ricordo del compianto Ettore Tomassi

Nella serata di ieri, nella chiesa Moscati, in rispetto di tutte le vigenti norme anticovid, Don Lupo ha officiato una messa in ricordo del compianto Ettore Tomassi, troppo in fretta dimenticato dalla nostra Amministrazione, sia Centrale che periferica.

Noi colleghi di Benevento NO!!!

Noi, soci in quiescenza de Unione Nazionale Polizia penitenziaria non ci siamo dimenticati del “fratello di Giubba” e abbiamo organizzato una sobria commemorazione, alla quale hanno partecipato la famiglia, i colleghi sia in pensione che in servizio, il generale Mattiello, apposta giunto da Roma, il Direttore, Dott. Marcello e il Comandante De Maio della locale Casa circondariale, il Responsabile del locale Nucleo traduzioni e piantonamenti, Commissario Cimmino Antonio, e non per ultimo, il suo Comandante di Reparto, il Cavalier Mario Tarantino.

Al termine del discorso pronunciato da quest’ultimo, un commosso e fragoroso applauso si è levato nella chiesa, le parole rivolte alla famiglia e al povero Ettore hanno toccato il cuore dei presenti ed allora mi sono sentito oltre che commosso, (conosco Ettore dal lontano 1985) anche orgoglioso di aver, assieme ai Soci, organizzato la commemorazione in ricordo del collega.

La sua morte è già passata inosservata per la negligenza di troppe persone preposte a gestire anche queste tristi evenienze all’interno delle carceri, ma si sa che per fare carriera contano solo i detenuti, Ettore non lo meritava, così come la famiglia, già distrutta dal dolore non meritava di essere ignorata e anzi, doveva sapere che l’affetto degli appartenenti al Corpo di polizia Penitenziaria è tanto ed in tanti si sono stretti a loro, partecipi al dolore.

Tina e i suoi figli, hanno ringraziato tutti per la presenza, intenerita da tanta vicinanza e rispetto.

Faccio vostri i suoi saluti e ringraziamenti.

Unica nota stonata, lo devo spiegare ai soci della nostra Associazione, è stato “ aut aut” ricevuto dai Dirigenti della locale Casa circondariale a non posizionare il Labaro dell’Unione Nazionale Polizia penitenziaria altrimenti non sarebbero potuti presenziare alla cerimonia per motivi d’opportunità, motivi che in tutta onestà non abbiamo ravvisato ma e, considerato, che non abbiamo bisogno di visibilità ne avevamo voglia di dare un altro dispiacere alla famiglia Tomassi, abbiamo preferito fare un passo indietro e non portare il labaro in chiesa.

Tante considerazioni si potrebbero fare, magari a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina, ma noi siamo liberi, di coscienza e di morale, così lo spero che lo siano gli altri, non abbiamo altro interesse che essere l’anello di congiunzione tra i colleghi che di volta in volta vanno in quiescenza ed essere un punto di riferimento, senza alcun interesse economico né di altri fini, così come succede altrove e potremmo parlare fatti alla mano.

Qualcuno, ha perso l’occasione per dimostrare di avere interessi di cuore anziché curare sempre e solo i propri profitti e, giustamente, si è sentito piccolo piccolo per non aver pensato, aridamente, di portar rispetto per il collega prematuramente scomparso né per la famiglia, la cui moglie lavora ancora nella locale Casa circondariale, ed ha posto, non so a che titolo, dei veti trasversali affinché la paternità della cerimonia non fosse rivelata.

Siamo stati consapevolmente ridimensionati (?), ma lo abbiamo fatto con leggerezza, perché non ci interessava avere pubblicità ma ci interessava essere vicino a Tina e alla sua famiglia e ricordare il compianto Ettore.

“Signori qualcuno” avete perso anche questa volta.

Mi ha fatto molto piacere rivedere colleghi pensionati che non vedevo da tempo e constatare che quando ci ritroviamo è sempre un momento bellissimo e concludo ricordando Ettore, quella “guardia carcere” che incontrai per la prima volta al bivio di Termoli per venire a Benevento, era il 1985 in due ore di viaggio parlammo un sacco e non sapevi che ero un tuo collega, eri entusiasta del tuo lavoro ed io, beffardamente più offendevo il tuo lavoro e tu più orgogliosamente me ne parlavi bene, poi abbiamo lavorato qui nella nostra città e poi, ahimè in altra sede, di te mi rimane il sorriso, eterno e la leggerezza di saper il fatto tuo con cui affrontavi la vita.

Ciao Ettore, tu vivi nei nostri pensieri.

Fonte: pagina facebook Unione Nazionale Polizia Penitenziaria

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